Se si dovesse scegliere un solo monumento di Prato, sarebbe il Duomo. Non per la mole - la cattedrale di Santo Stefano non è grandissima - ma per la densità: in pochi metri quadri si trovano un'opera di Donatello, un ciclo di affreschi di Filippo Lippi e la reliquia intorno a cui è nata l'identità religiosa della città.
La facciata e il pulpito di Donatello
La facciata alterna fasce bianche in alberese e fasce verdi in serpentino, il motivo che percorre l'architettura religiosa toscana fra Romanico e Gotico. Ma l'elemento che la rende unica sta all'angolo destro, sporgente sulla piazza: il pulpito esterno progettato da Donatello e Michelozzo nel Quattrocento.
Un pulpito all'esterno non è un vezzo architettonico. Serviva a mostrare la Sacra Cintola alla folla riunita in piazza, perché la chiesa non sarebbe mai bastata a contenerla. La fascia di putti danzanti che gira intorno al parapetto è una delle invenzioni più riconoscibili di Donatello: quello che si vede oggi in facciata è una copia, gli originali sono conservati al museo.
Gli affreschi di Filippo Lippi
Dentro, la cappella maggiore custodisce le Storie di Santo Stefano e di San Giovanni Battista, affrescate da Filippo Lippi nel corso di oltre un decennio a metà Quattrocento. Il Banchetto di Erode, con la figura di Salomé che attraversa la scena danzando, è una delle immagini più celebri della pittura rinascimentale italiana.
È un ciclo che si guarda in silenzio, senza la calca che tocca ad altri capolavori a pochi chilometri da qui. Vale da solo la visita, anche per chi non è venuto a Prato per l'arte sacra.
La Cappella della Sacra Cintola
A sinistra, appena entrati, si apre la cappella che custodisce la reliquia: la Cintola della Vergine, che secondo la tradizione arrivò a Prato nel XII secolo. La cappella è chiusa da una cancellata e decorata da un ciclo di affreschi di Agnolo Gaddi che ne racconta la storia.
La Cintola viene mostrata ai fedeli soltanto in cinque occasioni nel corso dell'anno, dal pulpito esterno: è il momento in cui la piazza si riempie e la città intera si raccoglie sotto la facciata.
Quando andare
Il tardo pomeriggio è il momento migliore per la piazza: la luce radente accende le fasce della facciata e il campanile, e i tavolini intorno si riempiono. Dagli appartamenti sono poco più di un chilometro.
Il Museo dell'Opera del Duomo
Accanto alla cattedrale si trova il museo che conserva le opere staccate dall'edificio, e fra queste i pannelli originali del pulpito di Donatello: quelli in facciata sono copie, messe lì per proteggere gli originali dagli agenti atmosferici.
Vederli da vicino cambia la percezione dell'opera: i putti danzanti, che dalla piazza si leggono come un fregio continuo, rivelano una vivacità e una libertà di esecuzione che dall'angolo della facciata si perdono del tutto.
Il campanile e la piazza
Il campanile romanico, con la parte superiore trecentesca, chiude il fianco della cattedrale ed è uno degli elementi che rendono riconoscibile il profilo di Prato da lontano. La piazza davanti, ampia e leggermente in pendenza, è pensata proprio per accogliere la folla delle ostensioni.
Nei giorni ordinari è uno spazio tranquillo, con qualche tavolino e il passaggio di chi attraversa il centro. Nei cinque giorni dell'anno in cui la Cintola viene mostrata, si riempie fino in fondo.
Quanto tempo serve
Per la cattedrale, il pulpito esterno e uno sguardo agli affreschi di Filippo Lippi bastano tre quarti d'ora. Aggiungendo il museo accanto, con gli originali del pulpito, si arriva comodamente a un'ora e mezza.
È un tempo che vale la pena mettere in conto senza fretta: gli affreschi della cappella maggiore si guardano da lontano e richiedono qualche minuto perché l'occhio si abitui alla luce e cominci a distinguere le scene.
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