Chi arriva a Prato e vede per la prima volta il castello di solito si ferma un attimo a chiedersi cosa ci faccia lì. Le fortezze toscane hanno un'altra faccia: torri rotonde, mattoni, mura che si adattano al terreno. Questa invece è squadrata, bassa, in pietra chiara, con torri a pianta quadrata disposte con una regolarità quasi geometrica.
Un castello del Sud in mezzo alla Toscana
La ragione sta nel committente. Il castello fu edificato nel XIII secolo per Federico II di Svevia, imperatore del Sacro Romano Impero e re di Sicilia, e la sua costruzione segue i canoni dell'architettura sveva meridionale - la stessa famiglia di edifici a cui appartiene Castel del Monte in Puglia.
La funzione era strategica: Prato si trovava sulla direttrice che collegava il Nord dell'Impero al Regno di Sicilia, e una fortezza qui significava controllo. Quando la parabola sveva si chiuse, il castello restò senza il suo scopo originario, e questo paradossalmente lo ha conservato: non fu mai riadattato in profondità come altre fortezze rimaste in uso militare per secoli.
Cosa si vede oggi
La visita si gioca quasi tutta sulle mura. Salendo al camminamento di ronda si percorre l'intero perimetro, e la città si apre progressivamente: da un lato i tetti del centro storico, dall'altro il verde dello spiazzo interno, sullo sfondo le colline che chiudono la piana.
Il cortile è uno spazio ampio e vuoto, e proprio per questo funziona come contenitore: nella bella stagione ospita rassegne, concerti e proiezioni. Se siete in città d'estate, vale la pena controllare il programma.
Il contesto intorno
Accanto al castello c'è la chiesa di Santa Maria delle Carceri, opera di Giuliano da Sangallo: una delle chiese a pianta centrale più limpide del primo Rinascimento italiano. Il contrasto fra i due edifici - la fortezza duecentesca e la geometria rinascimentale - é uno dei motivi per cui questa piazza vale una sosta lunga, e non solo il tempo di una fotografia.
Dagli appartamenti di Via Adriano Zarini il castello dista poco più di un chilometro: una ventina di minuti a piedi, o pochi minuti in auto.
Il castello dopo Federico II
Con la fine della dinastia sveva il castello perse la funzione per cui era nato. Nei secoli successivi passò sotto il controllo fiorentino e fu utilizzato come presidio militare, poi come deposito, poi - come è capitato a molte fortezze italiane - come carcere.
Il recupero moderno lo ha restituito alla città come spazio pubblico, ed è il motivo per cui oggi si può salire sulle mura e attraversare il cortile. Il fatto che sia rimasto per secoli senza un uso che ne stravolgesse l'impianto ha giocato a favore della conservazione: la pianta e le torri sono ancora quelle duecentesche.
La piazza intorno
Lo spazio davanti al castello è una delle piazze più particolari della città: da un lato la pietra chiara della fortezza, dall'altro la geometria rinascimentale di Santa Maria delle Carceri. Fra i due edifici corrono quasi tre secoli e due idee opposte di architettura.
È anche un buon punto per orientarsi: da qui il Duomo, Piazza del Comune e il Museo del Tessuto sono tutti raggiungibili in pochi minuti a piedi, e la passeggiata si compone da sé.
Fotografarlo
Il castello si fotografa meglio nel tardo pomeriggio, quando la luce radente accentua il rilievo della pietra e il merlato delle mura. Dal prato che lo circonda si prende l'insieme; dal cammino di ronda si prendono i tetti della città sullo sfondo.
Un'inquadratura meno ovvia è quella che tiene insieme le mura merlate e la cupola di Santa Maria delle Carceri: due linguaggi architettonici a distanza di pochi metri, ed è un modo efficace per raccontare Prato in una fotografia sola.
Dormi a una ventina di minuti a piedi dal centro di Prato
Due appartamenti da 45 m² in Via Adriano Zarini, 252, con vasca idromassaggio in camera, cucina attrezzata e parcheggio privato gratuito nel resede.